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Ma lo sai che l’inventore del microchip e del touch-screen è veneto?


Più mi inoltro nelle ricerche per il mio blog www.ilcuorevento.it più resto piacevolmente colpita di quante sono le invenzioni importati, nel mondo, nelle quali scorre sangue veneto nelle vene.

Io utilizzo il PC ogni giorno da tantissimi anni ma non sapevo che molto di questa macchina è stata inventata da un veneto davvero di fama mondiale. Non è un articolo semplice e nemmeno corto ma la grandezza del personaggio e delle sue scoperte meritava che io gli dedicassi tutto lo spazio di cui necessitava senza tagli per alleggerire il lettore. Vorrà dire che lo leggerete in due volte se vi stancate ma merita davvero.

 Federico Faggin, questo il suo nome, ha creato il primo microchip o microprocessore che ha rivoluzionato la vita di tutti noi; scoperta la sua che darà il nome anche alla mitica “Silicon Valley”, la rivoluzione del silicio che cambiò il mondo.

Federico Faggin è nato nel 1941 a Vicenza. Il papà era uno dei massimi studiosi e professori, dell’epoca, in materia di storia della filosofia ma lui aveva altri interessi già da piccino.

Era un ragazzino di 11 anni e aveva già le idee chiare, un gradissimo ingegno, visione per il futuro, e una passione enorme per l’aero-modellistica. Nonostante il papà non fosse molto felice della sua passione lui si costruì un modellino di aereo che magicamente si alzò in volo senza problemi.

Federico disse che quel suo successo segnò un momento di svolta per la sua intera vita. A 13 anni aveva imparato come si costruisce un prodotto: iniziando con l’ideazione, seguendo con la progettazione e il design, per completarsi infine nella realizzazione.

Questa grande passione lo porterà a scegliere studi tecnici alle superiori; amava i transistor e i computer. A 19 anni con il diploma di perito industriale, iniziò subito a lavorare presso la Olivetti di Borgolombardo. Da solo, aveva contribuito, per quasi il 60%, alla progettazione e alla costruzione di un piccolo computer digitale a transistor.

Faggin decise di approfondire i suoi studi in fisica presso l’Università di Padova, dove conseguì la laurea 110 e lode in anticipo con i tempi di studio.

Cominciò a lavorare per la SGS-Fairchild (oggi STMicro) ad Agrate Brianza, dove si dedicò a sviluppare la prima tecnologia di processo per la fabbricazione di circuiti integrati commerciali MOS. La SGS-Fairchild inviò questo ragazzo prodigioso a fare un’esperienza di lavoro presso la sua consociata leader nel settore a Palo Alto in California.

Faggin a Palo Alto visse quella “straordinaria energia della ricerca scientifico-tecnologica” che scorre in questa parte di Estremo Occidente.

Nel 1970 passò alla Intel e con le sue intuizioni iniziò un cambiamento che rivoluzionerà il mondo. E’ infatti nel 1971 che ha inizio la ‘seconda rivoluzione industriale’.

La seconda rivoluzione industriale ha il suo ‘motore’ che muove tutto e prende forma nella straordinaria invenzione del microprocessore o MPU (MicroProcessing Unit), ad opera di tre ingegneri della Intel di Santa Clara, Federico Faggin e gli americani Marcian Edward Hoff Jr. e Stanley Mazer. Riuscirono a concentrare su una piastrina di 4 millimetri per 3 un ‘supercircuito integrato’ (che venne soprannominato ‘miracle chip’) contenente ben 2.250 transistor che costituivano tutti i componenti di una unità di elaborazione: ‘cervello’, memoria d’entrata e di uscita. La spinta alla realizzazione del primo microprocessore al mondo fu la richiesta della società giapponese Busicom di sviluppare la parte elettronica di una calcolatrice da tavolo.

Il compito di tradurre questa intuizione in una macchina funzionante fu di Faggin. La realizzazione elettronica dello schema eseguita da Faggin portò alla realizzazione del primo microprocessore: l’Intel 4004.

Per lo sviluppo del microprocessore 4004, la Intel – fondata nel 1968 da un gruppo di entusiasti giovani ricercatori e di docenti con a capo Robert Noyce e Gordon Moore – spese solo 150 mila dollari. Oggi la Intel è il maggiore produttore al mondo e ciò conferma che l’innovazione non è solo il prodotto di ingenti investimenti, ma il risultato di applicazione e creatività di ricercatori ben preparati.

Nel 1972 Faggin realizzò il microprocessore 8008, il primo chip da 8 bit di uso universale. L’8008, con la prima memoria statica, è in grado di conservare i dati sino a quando non viene interrotta l’alimentazione elettrica. Su questo chip gli ingegneri Nat Wadsworth e Robert Findley realizzarono il primo microcomputer, che fu prodotto in serie in scatola di montaggio dalla Scelbi e venduto per corrispondenza a 440 dollari. Anche la Digital realizzò nel 1974 con lo stesso microprocessore un microcomputer su un’unica scheda, ma a livello industriale non intuì il formidabile avvenire dei piccoli calcolatori, per continuare a dedicarsi ai minicalcolatori aziendali.

Nel ’74 Faggin lasciò la Intel e si mise in proprio fondando, a Cupertino, la Zilog, dove mise a punto lo Z-80, uno dei chip più popolari mai realizzati. Anche il nome Zilog fu inventato dallo stesso Faggin: la lettera zeta, ultima dell’alfabeto, stava ad indicare l’ultimo grido del campo dei microcircuiti, la ‘i’ per integrated, e ‘log’ per logico.

La rivoluzione al silicio è definitivamente partita per cambiare esponenzialmente la vita in tutto il mondo nell’ultimo quarantennio. Il passaggio, infatti, per trasformare un calcolatore, che all’epoca prendeva un’intera stanza (vedi l’IBM) in un personal computer, e più recentemente in uno smart-phone, passa per la superficie di un microprocessore grande come un’impronta digitale. E il merito creativo è di Federico Faggin che per primo al mondo riesce a concentrare tutto il gigantesco disegno del circuito in un meraviglioso microchip da “sembrare infine un quadro astratto, e volerlo siglare con le mie iniziali, F.F.”, come ricorda con orgoglio il suo designer e inventore.

Nel 1986 Faggin fonda la Synaptics, dove metterà a punto la prima “pelle del computer”, vale a dire il touch-pad. Per un decennio è il fornitore ufficiale di Apple. Quasi contemporaneamente realizza la tecnologia del touch-screen. Aveva proposto la sua invenzione a varie aziende tra le quali anche Motorola e Nokia, che all’epoca detenevano più della metà del mercato dei cellulari al mondo e qualche anno dopo spariranno nel nulla, ma entrambe non intuiscono l’importanza di questa nuova tecnologia e il suo grande potere.  Faggin incontra Steve Jobs, che intuisce subito i potenziali del touch-screen, e chiede vanamente l’esclusiva. La Synaptics rifiuta avendo lei in mano tutti brevetti della tecnologia e quanto necessario per affrontare un mercato potenzialmente ancora tutto da esplorare. Così Jobs si costruisce all’interno di Apple la tecnologia per il touch-screen, aprendo il mercato alla Synaptics che diventa così il fornitore delle ditte che competono con Apple.

 

Dal 2003 al 2008 Faggin presiede e dirige la Foveon Inc.  spin-off di Synaptics dedicato alla tecnologia di sensori di immagini (Foveon X3 technology), che successivamente verrà acquisita dalla giapponese Sigma.

In parallelo all’attività di Synaptics e Foveon nasce in Faggin una nuova sfida, quella di creare delle macchine capaci. Vuole realizzare delle macchine coscienti.” Inizia così lo studio della consapevolezza prima su sè stesso, perché come dice lui “non si dà consapevolezza se non a partire da se stessi, sperimentando la natura delle percezioni e dei sentimenti.”

Faggin crea nel 2011 la Fondazione Federico e Elvia Faggin. L’organizzazione non-profit, che porta anche il nome della moglie Elvia — fine divulgatrice scientifica oltre che colonna e compagna di mezzo secolo di vita tra ricerca e sperimentazione in Silicon Valley — attualmente finanzia studi sulla natura della coscienza in tre principali università californiane: UC Irvine, UC Santa Cruz dove ha creato una cattedra dedicata alla Fisica dell’Informazione, e l’Institute for Quantum Studies della Chapman University in Orange County.

Faggin ha ricevuto premi e riconoscimenti, oltre a numerose lauree honoris causa, in tutto il mondo, includendo nel 2009 la National Medal of Technology and Innovation, il più alto riconoscimento negli Stati Uniti d’America, consegnatogli dal presidente, Barack Obama

Per le sue invenzioni tecnologiche è l’unico italiano ad essere annoverato come “fellow” della “walk of fame” presso il Computer History Museum di Mountain View.

Alberta Bellussi

3 Comments

Alice vendramin
Reply 22 maggio 2018

Grazie per avermi fatto conoscere la vita di Faggin grande veneto . Quanti dei nostri giovani lavorano con onore all'estero dando sviluppo e ricchezza ad altri paesi perché è stato impossibile trovare qui il loro futuro?

Customessaywriting
Reply 22 maggio 2018

interessante grazie

Aplusmathematicstutorial
Reply 25 maggio 2018

Alberta Bellussi, thanks so much for the post.Really thank you! Keep writing.

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